di Roberto Vertemati
(contributo al prossimo congresso nazionale del Psi)
L’uomo che rimira il suo passato è un uomo che merita di non avere un futuro a cui guardare. (“Il critico come artista”, Oscar Wilde, 1889).
Il Psi, oggi, è il partito del passato. Questo è stato ed è il nostro più grande errore. Giustificabile solo dalla pigrizia o peggio, dall’incapacità di guardare al futuro. E’ questo uno sbaglio che non può essere perdonato: infatti il Psi, fino al 1992, è stato il partito più lungimirante e visionario del panorama politico italiano, grazie all’intelligenza di molti dei suoi leader. Segretari che non aspettavano il futuro, ma che lo anticipavano, incrinando i sistemi precostituiti del nostro bel Paese.
I segretari e molti dirigenti che si sono susseguiti poi, dall’inizio degli anni ’90, non sono riusciti ad innescare nuova speranza e concretezza nel popolo socialista, perdendone via via il controllo fino ad arrivare alla quasi scomparsa del Psi. Era una situazione già prevista, che noi non siamo riusciti non solo a tamponare, ma che addirittura, in modo miope, abbiamo accelerato, non accorgendoci che nessuno ci avrebbe aiutato, soprattutto a sinistra. Abbiamo così mantenuto una piccola oligarchia impotente che si è spesso rigenerata solo con il cambio di ruoli.
Per i quarantenni come me, che si sono iscritti prima per tradizione e poi per convinzione al Psi dopo il 1992, questa afasia è inaccettabile. Non è neppure più tollerabile stare in un Partito anestetizzato da giochi di ruolo inesistenti.
E’ venuto il momento di scuotere la base, di rinvigorire e ringiovanire la battaglia politica del socialismo italiano.